giovedì 12 novembre 2009

Come usciamo dalla Crisi? Le proposte di Rifondazione Comunista

In Italia, nell’ultimo trimestre 2008, nelle regioni centro settentrionali è cresciuta la disoccupazione, mentre in quelle meridionali, vi è stata un’emorragia di occupati; nel Paese il tasso di disoccupazione del secondo trimestre 2009 risulta essere al 7,4%, sulla popolazione attiva. In questo modo si potrebbero determinare le condizioni per un aumento di un milione in più di disoccupati.Grandi gruppi industriali, inoltre, sono a rischio di chiusura per le politiche speculative dei padroni (vedi il caso dei diecimila lavoratori del Gruppo Eutelia/Agile/Phonemedia, che oltre alla minaccia dei licenziamenti hanno subito in questi giorni, presso la sede di Roma, una vile aggressione squadrista).
La FIAT si rifiuta di presentare il piano industriale e stabilimenti, come quello di Pomigliano, vanno in cassa integrazione straordinaria.

Ci battiamo per:

Bloccare i licenziamenti per i prossimi 36 mesi.

Contrastare le delocalizzazioni, prevedendo che le imprese che delocalizzano siano tenute a restituire tutti i contributi e sostegni economici ricevuti.

Generalizzare gli ammortizzatori sociali superando gli elementi di divisioni tra lavoratori con diverso rapporto di lavoro.

Riformare radicalmente l’indennità di disoccupazione ed istituire il salario sociale per i disoccupati.

Rilanciare il contrasto alla precarizzazione dei rapporti di lavoro e alla legge 30,superando la distinzione fittizia tra lavoro subordinato e parasubordinato.

Costruire strumenti d’intervento pubblico per la riconversione ecologica dell’economia.

Rifondazione Comunista promette barricate: rispettare il programma


IL CENTRO GIOVANI DIVIDE

E’ polemica sulla Nikodemo destinata a diventare polo culturale
Rc promette barricate: rispettare il programma

NICHELINO - “Vogliamo il centro giovani”. Rifondazione Comunista promette di fare le barricate se verrà disatteso quanto previsto dal programma elettorale sottoscritto e condiviso da tutta la coalizione che ha portato alla vittoria il sindaco Pino Catizone.
“Come consigliere di Rifondazione sul centro giovani chiedo il rispetto del programma elettorale senz alcun compromesso - esordisce Marco Brandolini - Se le nostre aspettative venissero tradite, siamo disposti a tutte le forme di lotta e di protesta necessari a dar voce alle nostre esigenze”.
S’arroventa il clima politico cittadino sul centro di aggregazione giovanile che, come promesso nella passata amministrazione, sarebbe dovuto sorgere nell’ex Cascina Nikodemo una volta recuperato lo storico edificio. Cambiata la Giunta, ma soprattutto dopo l’arrivo del contributo
regionale di 900mila euro, il destino dell’ex centro di recupero tossicodipendenti sembra aver
preso un’altra strada. Il futuro della Nikodemo si chiama «CEN», CentroartEcultura Nichelino, ovvero una cittadella della cultura dove potranno trovare casa artisti, letterati, attività aggregative e ludico creative, seminari, mostre, videoconferenze. Un centro culturale d’eccellenza
sulla scorta di quanto fatto da Pistoletto a Biella. Sul progetto stanno lavorando l’assessore alla
Cultura Carmen Bonino e il sindaco Pino Catizone, convinti che Nichelino meriti di diventare un polo artistico di riferimento.
“Ciò non significa che non ci sia spazio per i giovani. Per caso i giovani non fanno cultura? Le linee guida del progetto sono state tracciate - ribadisce il sindaco Catizone - anche perché la Regione ci ha concesso il contributo a fronte di una proposta strutturata e condivisa dalla maggioranza”.

Dunque, niente centro aggregativo alla Nikodemo. Per i giovani le attese si spostano sulla ristrutturazione delle cascine situate in zona San Quirico, area in cui vi sono diversi cascinali e terreni di proprietà comunale che potrebbero in un domani diventare spazi dedicati alla popolazione under 30. Prospettiva, quest’ultima, che fa storcere il naso a Rifondazione così come all’area di Sinistra per Nichelino, ma anche alla frangia dei giovani Democratici che, uniti, venerdì scorso hanno presentato una mozione, poi respinta dalla quasi totalità dei consiglieri. Il documento aveva l’intento di richiamare Sindaco e Giunta al rispetto del programma elettorale e a “porre in essere ogni forma di intervento, per quanto in loro potere e competenza, volta a garantire la ristrutturazione dell’ex cascina Nikodemo al fine specifico di adibirla a centro di aggregazione giovanile”.
Alla mozione hanno votato a favore, guarda caso, solamente i cinque più giovani consiglieri dellamaggioranza: Marco Brandolini (Rifondazione), Alessandro Azzolina (Sinistra per Nichelino), Fabio Salerno, Paola Zanardo e Simone De Ruosi (Pd).
Da tutti gli altri pollice verso.
“La situazione è complessa - ammette Diego Sarno, assessore alle Politiche giovanili - Il mio impegno sarà quello di trovare una mediazione tra le diverse parti, chiamando al tavolo delle politiche giovanili consiglieri e ragazzi che hanno voglia di discutere e di costruire qualcosa di
buono per la città. Abbiamo una bella opportunità, cerchiamo di sfruttarla al meglio”.
Roberta Zava

Tratto dal Mercoledi.it del 11 novembre 2009
http://www.ilmercoledi.it/


Il Partito della Rifondazione Comunista di Nichelino conferma e ribadisce la sua intenzione di alzare delle barricate,
siamo disposti a tutte le forme di lotta e di protesta necessari a dar voce alle nostre esigenze. Siamo molto disponibili a discutere con l'assessore Sarno, lo eravamo ieri, lo siamo oggi, tanto che ci incontreremo fra poche ore.
Ma pubblicamente vogliamo che venga risolto quello che l'assessore Sarno chiama "problema".
Com'è possibile che sul programma elettorale firmato da tutti i partiti della maggioranza e tutt'ora scaricabile su www.catizone.it ci sia scritto
"Realizzare il primo centro giovani a Nichelino alla Cascina Nikodemo" mentre questo punto, per noi "fondamentale", non compare nel programma dell'assessore alle politiche giovanili?

mercoledì 11 novembre 2009

Maglietta Maestro Unico - Uno spettro si aggira per Nichelino

Nuova maglietta dei compagni di Nichelino.
Maestro Unico - Uno spettro si aggira per Nichelino, lo spettro del comunismo.
I soldi ricavati verranno usati per l'acquisto di libri e per l'abbonamento di riviste per la Biblioteca Popolare Karl Marx di Nichelino.
Prezzo: 10 euro
Taglie: S-M-L-XL
Contatti: prcnichelino@libero.it

Val Susa, un presidente per fermare il super-treno

In Val di Susa ha vinto il partito No Tav, con l'elezione di Sandro Plano a presidente della comunità montana, ed è subito bagarre alla piemontese: di quelle che scombinano le carte del potere sia sul fronte democratico, con la presidente del Piemonte Mercedes Bresso e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino - strenui sostenitori dell'alta velocità - che adesso si ritrovano col fiato corto; sia sul fronte leghista, con i sindaci e gli amministratori della fronda bossiana del Pdl che hanno sostenuto Plano assieme ai comitati No Tav e a 21 sindaci delle valli.

«Sandro Plano, eletto ieri presidente della nuova Comunità Val Susa e Val Sangone, è un ottimo amministratore - ha commentato il deputato del Pd Giorgio Merlo - però non c'è dubbio che adesso si complica il cammino della Torino-Lione. Il compito del centrosinistra, e del Pd in particolare, è di lavorare per far sì che quel progetto ora non venga bruscamente interrotto».
Come in fotocopia arriva il commento del Pdl, che con Osvaldo Napoli fa sapere: «L'elezione di Plano è il frutto avvelenato di una sinistra priva di un orizzonte strategico in tema di sviluppo e di rilancio dell'economia».
Per il consigliere regionale di Rifondazione comunista Juri Bossuto, invece, «il voto ha premiato la nostra linea basata sul coraggio e la moralità politica ed è stato importante per tutti coloro che si schierano sul fronte critico riguardante la Tav.
La vittoria della lista formata dal Pd e dalle liste civiche No-Tav è un risultato che non si potrà ignorare e con cui dovranno confrontarsi i tanti fautori, privati e politici, della linea ad Alta Capacita. Da domani chi si assumerà la responsabilità di avviare i carotaggi, premessa del nuovo progetto della Torino-Lione, dovrà porsi in un contesto in cui le compensazioni e le promesse non hanno sgretolato il fronte No-Tav».
Sta di fatto che l'elezione del neopresidente Sandro Plano, assessore di Venaus, che ha ottenuto 315 consensi contro i 275 avuti dal sindaco di centrodestra di Claviére Franco Capra, rischia di mettere in difficoltà i partiti nazionali Pd e Pdl e chi, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, è tra i fautori dell'alta velocità, senza tenere in alcuna considerazione il giudizio e la volontà degli abitanti valligiani che da anni si battono contro il progetto e contestano le scelte nazionali ed europee sulla localizzazione del tracciato della Torino-Lione, con il carico di trafori e di sventramenti che ne deriverebbero.
Le prime reazioni dei fedelissimi di Pierluigi Bersani e di Silvio Berlusconi sono alquanto scomposte. Per Gianfranco Morando, segretario piemontese del Pd, «il partito della Valle di Susa ha proposto un programma amministrativo per la Comunità Montana con cui ha battuto il centrodestra. Tuttavia questo risultato è stato raggiunto attraverso un percorso sbagliato: non condivido l'alleanza con i No Tav... Nel Pd della Valle di Susa e tra gli eletti nella Comunità Montana ci sono sulla Tav posizioni responsabili, disponibili a proseguire e concludere un confronto di merito che consenta la realizzazione dell'opera... Partiremo da qui per evitare che una consultazione amministrativa, condotta sui problemi generali dello sviluppo della Valle di Susa, si trasformi nel blocco della realizzazione di un'opera fondamentale per tutto il Piemonte».
Quasi identico il commento di Enzo Ghigo, che è stato governatore del Piemonte prima di venir scalzato da Mercedes Bresso, ora senatore del Pdl: «C'è da augurarsi che l'esito delle votazioni per il nuovo vertice della comunità montana in Valle Susa non comprometta l'avvio della Tav. Il risultato del voto è stato viziato dall'adesione degli esponenti locali del Pd alla linea No-Tav... Un fatto grave che dovrebbe far seriamente riflettere i vertici regionali del Pd che affermano di essere favorevoli alla Torino-Lione... Il PdL piemontese proseguirà con determinazione nei confronti del governo e con le istituzioni locali affinché la Tav diventi realtà».
Adesso la parola passa a Sandro Plano, che ha già fatto sapere che la questione dell'Alta Velocità, da tecnica, come i valligiani volevano fosse posta all'attenzione dell'Europa, si è trasformata in una rissa politica in vista delle elezioni regionali di primavera: niente a che vedere con lo sviluppo del Piemonte, né con la salvaguardia ambientale delle valli.
Gemma Contin

Fonte: liberazione.it (10/11/2009)

martedì 10 novembre 2009

Centro Giovani a Nichelino alla cascina nikodemo

Pag.15 del programma della coalizione del centro sinistra (attuale maggioranza di cui facciamo parte)

Giovani: Nichelino è la città nella prima cintura di Torino con la più alta presenza giovanile, ma, a fronte di una decina di punti d'incontro per anziani e comitati di quartiere, mancano punti di aggregazione per i giovani. Occorre dare una risposta attraverso la creazione di spazi fisici (centro giovani) e virtuali (wireless e portale unico dei servizi comunali) grazie ai quali i cittadini (soprattutto giovani) potranno chiedere informazioni su tutti i servizi comunali.

Una presentazione migliore non l'avremmo potuta trovare.
L'esigenza è alta, la richiesta arriva da tempo remoto, più di 15 anni e forse per questo il tema sta surriscaldando il clima cittadino, dividendo la cittadinanza e i partiti, tra chi vuole il centro giovani alla ex cascina Nikodemo (Rifondazione Comunista/Sinistra Per Nichelino/tre consiglieri del PD) e chi, come l'attuale maggioranza vuole farci il centro culturale (aperto a tutti, anche ai giovani).
Lo scopo di questo articolo non è "discutere" o "commentare" quello che la giunta e il consiglio comunale di venerdi hanno deciso e spiegato, a loro modo.
E' un articolo che prova a far luce su quello che l'assessore alla politiche giovanili chiama "problema".
L'Assessore Sarno da tempo afferma che sul programma della coalizione non c'è scritto "Realizzare il primo centro giovani a Nichelino alla Cascina Nikodemo"
Lo ha ribadito pubblicamente all'incontro del 4 novembre nella ex sala consigliare dove ha spiegato il nuovo progetto della giunta, un Centro Culturale alla ex Nikodemo e un Centro Giovani in Zona San Quirico.

Ora, un qualsiasi cittadino può andare sul sito del sindaco (www.catizone.it)
cliccare su "programma 2009 - 2014" e scaricare il programma completo della coalizione
A pag. 21 troverete questa frase
"Realizzare il primo centro giovani a Nichelino alla Cascina Nikodemo" (notare come "alla Cascina Nikodemo" sia addirittura scritto in grassetto)




Il nostro blog da sempre appoggia la trasparenza e proprio per questo si chiede: come è possibile che il sindaco e la coalizione di centro sinistra abbiano un programma diverso dal programma dell'assessore alle politiche giovanili?
Siamo sicuri che si tratta di un semplice malinteso che speriamo al più presto venga risolto.


SQUADRACCE FASCISTE ASSALTANO AZIENDA OCCUPATA EUTELIA. ATTO VERGOGNOSO E INFAME

FERRERO - PRC: LAVORO, SQUADRACCE FASCISTE ASSALTANO AZIENDA OCCUPATA EUTELIA. ATTO VERGOGNOSO E INFAME, TUTTI AL PRESIDIO.


Questa notte, l'Eutelia di Roma, occupata da settimane dai lavoratori che si battono contro i licenziamenti e la messa in liquidazione dell'azienda, è stata sgomberata da un gruppo di mazzieri, una vera e propria squadraccia fascista, tutti con il volto nascosto, mazzieri capitanati dall'ex amministratore delegato dell'azienda Samuele Landi.
E' la prima volta dall'avvento del fascismo nel 1922, nella lunga
storia d'Italia, che una fabbrica, nel nostro Paese, viene sgomberata
da una squadraccia paramilitare privata.

Rifondazione comunista, nell'esprimere la propria solidarietà e il proprio appoggio ai lavoratori dell'Eutelia e alla loro lotta, invita
tutti i lavoratori e le lavoratrici a partecipare al presidio che è
attualmente in corso davanti alla fabbrica dell'Eutelia in via Bona
67, nei pressi di via Tiburtina, a Roma.

Chiediamio inoltre alla magistratura di fare piena luce sull'accaduto
e punire i responsabili dell'infame raid squadristico e chiediamo al
governo di garantire la prosecuzione dell'attività produttiva di
Eutelia, sottraendo l'azienda all'attuale proprietà al fine di
gestirla in forma e modalità pubbliche.

Fonte: FB di Claudio Grassi

domenica 8 novembre 2009

Nostalgia per la Germania comunista? All’Est dicono sì

Berlino
La Germania si prepara a celebrare in maniera grandiosa il 9 novembre di vent'anni fa, la notte in cui cadde il muro di Berlino spalancando la strada al crollo del regime comunista nella Germania est e all'unificazione dei due Stati tedeschi.
Ma non per tutti sarà una giornata di festa.
Per una buona parte dei tedeschi che vivono nei laender che un tempo facevano parte della Germania orientale, quasi la metà, quell'evento, a vent'anni di distanza, viene ricordato non come la fine di un incubo ma come un cambiamento improvviso che ha sconvolto le loro vite, come una data cui sono legati più i rimpianti per ciò che si è perso che la gioia per ciò che si è conquistato.
È il risultato sorprendente che emerge da un sondaggio commissionato dal governo federale sugli umori dei tedeschi a due decenni dalla fine della divisione. Ben il 49% dei "ossi", così vengono chiamati i tedeschi dei laender orientali, secondo un'indagine eseguita dall'istituto Emnid e pubblicata sul quotidiano Berliner Zeitung, ritiene che la Ddr, nonostante il muro, nonostante le forti limitazioni alle libertà individuali e il basso tenore di vita, fosse uno Stato con più lati positivi che negativi. Se poi a questo 49% si aggiunge la quota dei tedeschi dell'est che senza tanti giri di parole dicono che si viveva meglio nella Ddr che nella Germania unificata di oggi, circa l'8%, ecco che si arriva al 57% di tedeschi orientali che, seppure con gradualità e motivazioni diverse, rimpiange il passato e si dice deluso dal presente.
Molto diverso il giudizio sulla Ddr dei "wessi", i tedeschi occidentali. Il 52% ritiene che la Ddr fosse uno Stato con lati più negativi che positivi, oltre il 26% giudica la Ddr una delle peggiori dittature della seconda metà del secolo scorso e la stragrande maggioranza, oltre l'80%, dichiara che mai, per nessuna ragione al mondo, vorrebbe vivere in uno Stato come la Germania comunista di Ulbricht e Honecker. Ciò che sorprende nel sondaggio non è tanto il fatto che wessi e ossi si preparano a ricordare la notte del 9 novembre con animo diverso, quanto la forte percentuale di tedeschi dell'est che vent'anni dopo guardano ancora con nostalgia a un passato in cui, secondo una celebre battuta, lo Stato trattava male i suoi sudditi ma pensava a tutto. Ed è proprio nel brusco passaggio da un sistema assistenziale ad un sistema altamente competitivo, quale è quello tedesco, che molti commentatori individuano le cause dei malumori che circolano tra i cittadini della ex Germania est.
Un dato rivelatore nel sondaggio è che la più forte percentuale di nostalgici della Ddr è tra gli "ossi" che nel novembre dell'89 avevano tra i 45 e i 55 anni: per alcuni era troppo presto per andare in pensione per altri troppo tardi per cambiare lavoro e adattarsi a un’economia basata sul libero mercato e la concorrenza. Ma c'è un altro motivo che spiega il disagio di molti "ossi". In tutti i paesi ex comunisti il paragone viene fatto tra come si viveva ieri e come si vive oggi. In Germania il paragone viene fatto tra come si vive a est e come si vive a ovest e il risultato spesso alimenta le nostalgie.


Fonte: Il Giornale
http://www.ilgiornale.it/esteri/nostalgia_germania_comunista_allest_dicono_si/28-06-2009/articolo-id=362202-page=0-comments=1

Good bye Lenin

Una “catena di Sant’Antonio” via e-mail per i lavoratori di Agile

Una catena di e-mail per far conoscere la crisi di Agile-Eutelia: è quanto hanno ideato i lavoratori sotto licenziamento dell’azienda informatica per cercare di far conoscere la loro situazione, che, lamentano, è ignorata a livello di media nazionali.

«Se sei solidale con noi – scrivono - inoltra questa mail ad almeno 10 amici nei prossimi 30 minuti, non ti costa nulla , ma avrai il ringraziamento di tutti i lavoratori e le Lavoratrici di Agile ex Eutelia che da mesi sono senza stipendio. Altrimenti questa azienda morirà».
La crisi Agile è conosciuto sul territorio, ma, viene ricordato nel messaggio, «nessun Giornale a tiratura nazionale si è occupato di noi ad eccezione dei tg regionali e giornali locali. non siamo mai stati nominati in nessun telegiornale nazionale perchè la parola d'ordine è che se non siamo visibili all'opinione pubblica il problema non esiste».

E questo nonostante le tante iniziative intraprese: «Abbiamo bisogno di visibilità mediatica, malgrado le nostre manifestazioni nelle maggiori città italiane (Roma - Siena_Montepaschi - Milano - Torino - Ivrea - Bari - Napoli - Arezzo) e che alcuni di noi sono saliti sui tetti, altri si sono incatenati a Roma in piazza Barberini nessun Giornale a tiratura nazionale si è occupato di noi». (liberazione esclusa)

In inizio di messaggio viene poi ricordata la situazione:

E' iniziato il licenziamento dei primi 1200 lavoratori di Olivetti – Getronics – Bull – Eutelia – Noicom - Edisontel tutti confluiti in Agile s.r.l., ora Gruppo Omega.

Agile ex Eutelia è stata consegnata a professionisti del fallimento.

Agile ex Eutelia è stata svuotata di ogni bene mobile ed immobile.


Agile ex Eutelia è stata condotta con maestria alla perdita di commesse e clienti .

Il gruppo Omega continua la sua opera di killer di aziende in crisi , l'ultima è Phonemedia 6600 dipendenti che subirà a breve la stessa sorte. Siamo una realtà di quasi 10.000 dipendenti e considerando che ognuno di noi ha una famiglia, le persone coinvolte sono circa 40.000 eppure nessuno parla di noi.


Ieri, intanto, la vicenda dell’azienda è stata oggetto di due incontri in Regione.



«Confermiamo la nostra disponibilità a inviare a Palazzo Chigi la richiesta di una convocazione urgente di un tavolo di lavoro, data la rilevanza nazionale del gruppo in questione. Nel frattempo, sul fronte dei lavoratori, avvieremo contatti con le fondazioni bancarie per valutare la possibilità di dare sostegno alle situazioni più complesse».
Hanno così commentato gli assessori al Lavoro e all’Industria, Teresa Angela Migliasso e Andrea Bairati, al termine degli incontri che si sono svolti nel pomeriggio in Regione con i rappresentanti sindacali e le istituzioni dei territori coinvolti, per valutare la situazione che riguarda i lavoratori del gruppo Omega (Agile-Eutelia e Phonemedia).

Nel corso dei due incontri è emersa la proposta avanzata dai sindacati del coinvolgimento diretto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, parallelamente al mantenimento di un tavolo regionale per il monitoraggio delle cinque province coinvolte.

Gli assessori Bairati e Migliasso hanno inoltre evidenziato la necessità di un approfondimento di natura giuridica per verificare se il gruppo possa essere beneficiario di contributi pubblici a fronte di irregolarità e di un approfondimento con i principali committenti di Phonemedia ed Agile per esaminare congiuntamente eventuali soluzioni di ripresa.
Hanno commentato infine gli assessori: «Seguiamo da mesi la situazione del gruppo, in stretto contatto con l’unità di gestione crisi del Ministero dello Sviluppo Economico. Abbiamo a cuore le vicende personali dei lavoratori e stigmatizziamo il comportamento irresponsabile di questi presunti imprenditori. Abbiamo l’obbligo di chiedere un atto di trasparenza sulla catena di controllo del gruppo perché abbiamo di fronte un interlocutore opaco. Siamo convinti che la nostra azione potrà risultare efficace soltanto a fianco di un fattivo intervento del Governo».

http://www.localport.it/eventi/notizie/notizie_espansa.asp?N=52977



I Compagni di Nichelino sono solidali con voi e presto verranno fisicamente sul luogo per darvi una mano concreta.

venerdì 6 novembre 2009

Creare una Brigata di Solidarietà Attiva a Torino

Stiamo creando una Brigata di Solidarietà Attiva a Torino e a Nichelino.
Crediamo fortemente in una militanza su questioni sociali.
Per saperne di più sul lavoro svolto dalla brigate di solidarietà attiva visita questo sito
http://www.partitosociale.org/
http://www.diariodallabruzzo.org/
Per capire meglio il suo funzionamento e per entrare nella brigata scrivimi qua: casaperno@libero.it

Qui sotto riporto l'articolo di Piobbichi, responsabile nazionale del Partito Sociale
Car* Brigant*,
E' intenzione del PRC supportare il processo di costruzione delle BSA (Brigate di Solidarietà Attiva), favorendo la costruzione in associazione autonoma di tale struttura su base territoriale e federata ( distinta ed autonoma dal Partito quinDi, distinta ed autonoma dalle associazioni di massa come Arci o Legambiente).
Il processo di trasformazione dell'esperienza delle Brigate in associazione dovrà avvenire in forma democratica su base federativa territorio per territorio, coinvolgendo nelle discussioni da subito tutti gli attivisti iscritti al partito e non, che sono intervenuti nelle Brigate non solo nei campi ma in tutto il meccanismo di solidarietà che queste hanno innescato. L'esito di queste discussioni e delle decisioni sarà pertanto affidato alle assemblee territoriali che sceglieranno dal basso, territorio per territorio i campi sui quali intervenire, la propria strutturazione giuridica ed i propri statuti. Il tutto con i tempi ed i modi che si riterranno opportuni.


Sabato scorso molt* attivist* delle Brigate erano presenti alla festa di Firenze dove è stata lanciata la proposta di costruire un'assemblea nazionale a Pescara per metà dicembre dove discutere collettivamente di come proseguire tale esperienza. Prima di questo appuntamento inoltre alcuni territori, in maniera autonoma o su proposta del PRC stanno avviando riunioni per discutere di come intervenire nel processo costituente delle BSA. Con questa scelta dal mio punto di vista finisce il ruolo di direzione del PRC rispetto alle BSA che si era imposto per elementi oggettivi rispetto all'intervento in Abruzzo.





Ritengo che generare una pratica sociale per poi costituirla in forma associativa e renderla autonoma sia una scelta coraggiosa, in continuità con la linea di un partito che vuol ricostruire un terreno sociale ampio che si misura non solo nell'azione istituzinale ma anche in quella sociale
.
Per quanto mi riguarda pertanto lavorerò per far sì che l'esperienza della BSA sia distinta ma non distante dal PRC, e che siano le pratiche stesse il luogo naturale in cui rincontrarsi e misurarsi come del resto è avvenuto in Abruzzo. Il futuro delle Brigate e nelle mani delle Brigate stesse, lavoriamo insieme per avere un dibattito franco e sereno tra tutti/e noi.
Piobbichi Francesco
Partito sociale PRC

giovedì 5 novembre 2009

Volantinaggio davanti alla Liri di Nichelino


Mercoledi 4 novembre, i Comunisti di Nichelino hanno volantinato davanti alla Liri durante il cambio turno. La crisi economica colpisce sempre di più i lavoratori che non sono per nulla tutelati da questo governo di centro-destra.
Fuori dalla fabbrica si è animata una discussione.
I Comunisti di Nichelino danno completa disponibilità agli operai della Liri per la difesa del posto di lavoro.
La loro lotta che è anche la nostra.



Articolo dell'Eco del Chisone


Nichelino, Consiglio aperto per le due aziende con 300 dipendenti

Nichelino: la Liri chiude, altra cassa alla Viberti
La prima non può trasferirsi a Pont, l'altra non si rilocalizza


NICHELINO – Esplode il problema occupazionale in città. La Liri chiude e lascerà il posto ad alberghi e negozi, mentre la Viberti attuerà altri due mesi di cassa integrazione straordinaria. Ma l'aspetto peggiore è che ad oggi non ci sono sviluppi nella vendita dell’area di via Matteotti e quindi niente soldi per la costruzione del nuovo stabilimento al confine con Vinovo. In tutto sono coinvolti 300 operai. Venerdì sera una trentina di lavoratori della Liri si sono radunati davanti al Comune dove era riunita la Commissione attività produttive. La situazione è preoccupante, visto che sono coinvolte due aziende tra le più grandi della zona.

Venerdì mattina l’ufficialità di quanto temuto dai lavoratori della Liri è giunta durante una riunione all’Api di Torino tra sindacato e proprietà.

Dice Domenico Veneruso, Cgil: «Ci è stato confermato che l’atto di vendita del terreno dove oggi vi è la Liri è stato firmato. Da giugno inizieranno i lavori per spianare il terreno. A comprare l’area è stata una società che edificherà un albergo e attività commerciali». Sta avvenendo ciò che già da due anni si ventilava, e che ora ha avuto un’accelerazione improvvisa. C’è però un altro aspetto che preoccupa i circa 130 lavoratori della Liri, di cui 90 operai. Si tratta del possibile stop al trasferimento al sito di Pont Canavese, dove vi è un altro stabilimento del gruppo.

«Due anni fa la possibilità che la maggior parte dei lavoratori di Nichelino andassero a lavorare a Pont era concreta – dice Veneruso -, ora abbiamo saputo che i terreni dove insediare i nuovi capannoni non sono in vendita». Sindaco di Pont è Marco Balagna, assessore provinciale alla Montagna Udc: «La mia Amministrazione non ha cambiato idea sull'arrivo della Liri. Siamo ben contenti. Ma l'unico proprietario del terreno confinante con lo stabilimento non vuole venderlo e l'area non è inserita in un'area industriale».

Per i lavoratori si prospetta la possibilità della cassa in deroga fino a giugno e poi quella ordinaria e straordinaria.

«Che fine faremo dopo giugno? L'Amministrazione di Nichelino non ne sapeva nulla?», erano le domande che ripetevano gli operai. L'Amministrazione si batterà per il riassorbimento dei lavoratori nelle nuove attività che prenderanno il posto della Liri. Un'ipotesi che era già stata ventilata un paio di anni fa, ma che ora gli operai vogliono sapere se sarà davvero una strada percorribile per non rimanere completamente a spasso.


Nubi anche sulla Viberti. Una cinquantina di lavoratori infatti hanno organizzato un presidio a sorpresa all’entrata dello stabilimento la scorsa settimana, in concomitanza con l’arrivo della proprietà dalla sede di Castelnuovo Scrivia (Al) dove s'era tenuto un incontro con i delegati sindacali per la firma dell’accordo per altri due mesi di cassa integrazione straordinaria. I dipendenti volevano chiarimenti e garanzie sul futuro, dopo il sit-in davanti alla Regione di qualche giorno fa. Per ora comunque si proseguirà con la cassa straordinaria fino a fine dicembre. C’è la conferma della proprietà sulle difficoltà a vendere l’area attuale per poter ottenere denaro liquido da investire nel nuovo stabilimento nel "Pip 4" al confine con Vinovo. I vertici si stanno muovendo per trovare eventuali acquirenti ma la crisi sta paralizzando il mercato immobiliare. Gli operai hanno chiesto un Consiglio comunale aperto.

Da l'Eco del Chisone

http://www.ecodelchisone.it/articoli/articolo.asp?ID=29312



Festa della Birra Popolare a Chieri

Per il 92° Anniversario della Rivoluzione Russa sabato i compagni di Chieri organizzano la "Festa della Birra" alla Casa del Popolo di Chieri.
Contro il Carovita, birra artigianale a prezzi popolari


martedì 3 novembre 2009

Si ESTENDE la crisi a Nichelino


Il governo dichiara, sulle spalle dei lavoratori, che la crisi è passata e che nessuno resterà senza stipendio.

Berlusconi
29 ottobre 2009: “La crisi è alle spalle ed è iniziata la ripresa”
26 giugno 2009: "Nessuno resterà senza stipendio"
3 giugno 2009: "in Italia nessuno muore di fame"
17 maggio 2009: "Situazione dipinta come irreversibile, ma il peggio è passato"
3 maggio 2009: "Questa è una crisi psicologica"

Marcegaglia
20 aprile 2009: "crisi quasi finita ed è stata gestita bene"

LA VERITA' E' BEN ALTRA

Anche a Nichelino gli effetti della crisi economica si estendono a sempre più lavoratori.
La "Liri" e la "Viberti" sono a rischio chiusura.
Più di 200 operai rischiano di perdere il loro posto di lavoro e la loro stabilità economica.

I Comunisti di Nichelino sono a fianco dei lavoratori per la difesa del posto di lavoro e appoggiano completamente la loro lotta che è anche la nostra.

UNIAMO LE LOTTE DI TUTTI I LAVORATORI

Rifondazione Comunista / Comunisti Italiani - Nichelino

lunedì 2 novembre 2009

Halloween No Tav

BOSSUTO (PRC): LE MIGLIAIA DI PERSONE PRESENTI ALLA FIACCOLATA NON SI PIEGANO AI GIOCHI POLITICI NAZIONALI. LA TAV E’ ANCHE QUESTIONE MORALE.


Il Consigliere Regionale del Prc Juri Bossuto ha partecipato, ieri, alla fiaccolata NON TAV sul tragitto Condove Sant’Antonino di Susa.

Dichiara Bossuto “La fiaccolata svoltasi la notte del 31 ottobre, ha visto una partecipazione massiccia sfilare sulla strada che collega Condove a Sant’Antonino. Migliaia di persone, una moltitudine fatta di famiglie e residenti a cui i sono affiancati molti giovani, hanno voluto ribadire nuovamente il loro fermo dissenso nei riguardi delle opere legate all’Alta Velocità”.

Ribadisce il consigliere “E’ chiara anche la sfiducia con cui i cittadini guardano a quello che una volta era l’Osservatorio, e che da tempo si presenta quale tavolo di progettazione e, soprattutto, persuasione rivolto alle comunità in Valle”.

Conclude Bossuto “La trappola predisposta a svantaggio dei valsusini e non solo, la questione TAV è oramai una questione morale nazionale oltre che ambientale e legata a modelli di sviluppo disumani, non ha raggiunto il suo obiettivo, e la marea che ha sfilato ieri per le strade della Bassa Valle sembra voler evidenziare il proprio distacco, e dissenso, verso ogni gioco politico tramato dai dirigenti nazionali dei principali partiti presenti in Parlamento. Credo sia questa la vera questione su cui riflettere, insieme a come spendere bene importanti fondi che rischiano, oggi, di essere sprecati in opere faraoniche e che dovrebbero, invece, andare a soccorrere le reali esigenze che i cittadini denunciano, oramai quotidianamente, innanzi ad altrettanti disagi continui”.

Torino, 1 novembre 2009

domenica 1 novembre 2009

Cucchi, niente domiciliari perché senza fissa dimora

E i medici del Pertini scrissero preoccupati al giudice. Chi lesse quella relazione?

Checchino Antonini
Nel giorno dello scaricabarile politico sul caso Cucchi continuano ad emergere dettagli agghiaccianti sulla vicenda dell'arresto e della morte del trentunenne romano. Stefano era stato arrestato per «poca roba», secondo quanto dissero alla madre i carabinieri che l'accompagnarono a casa la notte stessa del fermo. Ma la mattina appresso una giudice del tribunale di Roma gli nega i domiciliari per «mancanza di fissa dimora come risulta con certezza degli atti». La notte prima ha una casa da perquisire e dov'è residente, il mattino dopo Cucchi è un homeless per il quale non si ha «prova della disponibilità della dimora dichiarata»!
Il mattino appresso la «poca roba», soprattutto erba, diventa «quantità tutt'altro che irrilevante», come si legge nel verbale di convalida dell'arresto, e dal sospetto che Cucchi sia uno spacciatore, «personalità adusa a fatti della stessa specie». Tutto ciò anche secondo sommarie informazioni rese del ragazzo che fu arrestato con lui, un amico di vecchia data di Stefano. «Com'è possibile che un amico possa aver detto quelle cose?», continuano a domandarsi a casa Cucchi.
All'equivoco della carcerazione si aggiunge il giallo delle comunicazioni tra i medici del repartino del Pertini e il tribunale di Roma. I medici avrebbero «provato» a comunicare con Piazzale Clodio il 21 ottobre, il giorno prima che Stefano morisse. La gravità della situazione incuteva loro un «disagio» da comunicare al giudice, probabilmente, anche perché la famiglia si sarebbe disinteressata della sorte del ragazzo. Quello che forse non sapevano è che i genitori di Stefano e sua sorella Ilaria erano ogni giorno al cancello del bunker ad aspettare un permesso per la visita e a implorare di parlare coi medici. Chi mente? I camici bianchi o la polizia penitenziaria che avrebbe fatto muro dicendo che anche per i colloqui con i dottori sarebbe stato necessario un permesso del pm?


Note riservate della direzione del Pertini sarebbero già in viaggio verso Piazzale Clodio. Il Pm Barba ne avrebbe «sentito parlare». Nella Città giudiziaria, intanto, Barba indaga per omicidio preterintenzionale. E' solo un'ipotesi, chiarisce, ma ancora non ci sono nomi iscritti al registro degli indagati. Tra chi è stato già sentito ci sono alcuni dei carabinieri - due in divisa e tre in borghese - che lo arrestarono quella notte. Seguiranno il ragazzo fermato con Cucchi e via via gli altri comprimari di questa storia iniziata con un arresto e finita con la morte di un ragazzo magrissimo, 37 chili, pieno di lividi, fratture al viso, alla schiena, alle gambe, e di lesioni interne, sangue nel polmone e nella vescica. Un percorso misterioso tra una caserma e l'altra dei carabinieri, tra il tribunale, l'infermeria della Città giudiziaria, la matricola di Regina Coeli, il pronto soccorso del Fatebenefratelli, ancora il carcere e infine il repartino, il bunker per carcerati dell'ospedale Pertini. Qualcuno gli ha devastato la faccia e spaccato la schiena, qualcuno ha fatto pressioni perché rifiutasse il ricovero, altri, tanti altri hanno fatto finta di non vedere o sono stati messi in condizione di non vedere che un ragazzo era in fin di vita e una famiglia veniva bloccata da un muro di gomma. «Un ragazzo in difficoltà non è stato aiutato giustificandosi che non voleva», dice Fabio Anselmo, legale della famiglia, che ha messo in fila le domande e presentato una denuncia formale.

Il candido La Russa ammette di non sapere cosa sia successo ma si dice «certo - da ministro della difesa - del corretto comportamento dei carabinieri». Da parte sua un sindacato di agenti di custodia, l'Osapp, insiste che Cucchi sarebbe arrivato già pestato a Regina Coeli. E La Russa: «Ha perso una buona occasione per tacere», dice l'altro sindacato, il Sappe. E sulla pelle di Stefano si infiamma la polemica annosa Fini-La Russa: il sito di Fare futuro, vicino al presidente della Camera (autore della legge sulle droghe con Giovanardi), si scaglia contro certa «omertà tribale». «Lo Stato non abbia paura di se stesso», chiede l'ex magistrato, ora europarlamentare Idv, De Magistris. La Cgil Fp si lamenta delle ricostruzioni giornalistiche, senza le quali Cucchi sarebbe ancora invisibile, e vorrebbe sia restituita dignità alla polizia penitenziaria. Tra passerella e scaricabarile, la politica non ofre uno spettacolo degno. Delle ispezioni promesse il giorno prima da stuoli di Pd e Pdl c'è solo quella annunciata per lunedì al Pertini dai consiglieri regionali Peduzzi (Prc) e Pizzo (Sl). L'ex agente Betulla, ora senatore Pdl, ammette che lui quel repartino lo conosceva e sapeva la sua inumanità ma non l'avrebbe denunciato pubblicamente. E nel cocktail mortale di proibizionismo, malasanità, malapolizia e malocarcere va aggiunto anche il sovraffollamento: «In carcere le persone diventano numeri e possono restare dimenticate in ospedale», denuncia Antigone. Dopo l'assemblea di giovedì a Piazza Navona che ha volantinato sul caso Cucchi, ieri i giovani comunisti e la Fgci hanno manifestato con l'Uds sotto Palazzo Chigi per chiedere l'intervento di Napolitano. «Inaccettabile - commenta Paolo Ferrero, segretario Prc - che con 20 grammi d'erba si finisca in carcere, con 20 grammi di coca si sfrecci in auto blu».

Sconfitta dei golpisti Zelaya torna al potere

Honduras, trovato un accordo, ma bisognerà attendere il voto del Parlamento perchè sia valido

Angela Nocioni
Accordo fatto in Honduras, ma è presto per dichiarare davvero chiusa la crisi aperta dal golpe del 28 giugno. La commissione di dialogo tra il presidente golpista, Roberto Micheletti, e il presidente legittimo, Manuel Zelaya, ha trovato una mediazione approvata da entrambe le parti. L'accordo prevede che sia il parlamento a decidere sul ritorno alla presidenza di Zelaya, previo ambiguo passaggio per la corte suprema (controllata dai golpisti). I due si sono comunque impegnati a firmare una pace definitiva.
«Il mio governo ha deciso di appoggiare una proposta che permette il voto del parlamento previa espressione di parere della corte suprema e ho autorizzato i miei negoziatori a firmare un accordo» ha detto Micheletti, che però ha bluffato più d'una volta negli ultimi mesi facendo saltare diversi tentativi di soluzione politica al dopo golpe.
L'accordo prevede otto punti, tra i quali la formazione di un governo di riconciliazione nazionale, il riconoscimento della validità delle elezioni presidenziali del prossimo 29 novembre e la possibilità di un ritorno di Zelaya alla presidenza (fino alle elezioni alle quali Zelaya per norme previste dalla legge elettorale non potrà partecipare). Il presidente deposto tornerà alla presidenza che dovrà comunque lasciare dopo la formazione del governo designato dal voto del 29 novembre se così deciderà il parlamento, ma di mezzo c'è il parere della corte suprema. Questo punto è il più delicato e il più ambiguo. Non è detto che la corte suprema non faccia saltare l'accordo e in ogni caso, per essere certi del risultato del voto del parlamento, bisogna aspettare che questo avvenga.
Zelaya, che continua a vivere rinchiuso nell'ambasciata brasiliana in Honduras, aveva annunciato la settimana scorsa la rottura della trattativa poiché non riusciva a mettersi d'accordo con Micheletti su quale dovesse essere l'organo istituzionale a decidere il suo ritorno (breve) al potere.
Se il parlamento, come chiedeva lui, o se la corte suprema, come volevano i golpisti. A riannodare il filo del dialogo è stata una delegazione statunitense, diretta dal segretario di stato per l'emisfero occidentale, Thomas Shannon e di cui fa parte personale dell'organizzazione degli stati americani. Commenti positivi sulla mediazione, che dovrebbero far pensare ad effettive rassicurazioni ricevute dalla Casa Bianca sulla reale soluzione politica della crisi, sono stati espressi dalla segretaria di stato statunitense Hillary Clinton. «Siamo stati chiari sulla necessità della restaurazione dell'ordine costituzionale» ha detto Hillary Clinton. Uno dei più attivi nel minacciare una pressione economica sui golpisti è stato l'ambasciatore statunitense in Honduras, Hugo Llorenz che da tempo va spiegando agli imprenditori che sostengono il colpo di Stato quanto hanno da perdere se il Paese va allo sfascio.
Dalle trattative è rimasta formalmente fuori la questione più spinosa, quella del progetto di Zelaya di convocare un'assemblea costituente per riformare la Costituzione, punto considerato non negoziabile da golpisti che hanno usato il controverso progetto di Zelaya per tentare di giustificare la loro decisione di realizzare il colpo di stato . Se un accordo reale su questo punto, anche se non ufficializzato, non ci fosse, sarebbe difficile per la tregua reggere. In questo caso una nuova mediazione possibile potrebbe essere, secondo alcuni osservatori, l'affidamento della reggenza fino al 29 novembre al presidente della Corte suprema. Ma resta il problema di una convocazione al voto. Un nuovo presidente dovrebbe chiamare alle urne. Ma un presidente illegittimo ha il potere di convocare elezioni? La crisi si avviterebbe così di nuovo su se stessa. E' necessario quindi che sia Zelaya a sedere sulla poltrona presidenziale il 29 di novembre, seppure per poco.
Micheletti e Zelaya sono dello stesso partito, conservatore, il Partido Liberal. Zelaya è figlio di proprietari terrieri. Micheletti di un emigrato di Bergamo. Zelaya ha scelto di dare alla sua presidenza una connotazione in stile chavista: molte politiche sociali mirate all'assistenza dei più poveri, tentativo di cambiare per via legale la Costituzione garantendosi la possibilità di ricandidarsi alla presidenza (tentativo non riuscito). Micheletti ha invece cominciato nelle forze armate, poi ha provato coi camion. Ha infine scelto la politica e dal 1982, anno della fine dei regimi militari in Honduras, ha occupato molti incarichi pubblici, ma nel partito liberale non ha mai avuto grande fortuna, Alle ultime primarie nel novembre del 2005 ha anche provato a candidarsi per la presidenza, ha perso contro Zelaya e l'ha presa malissimo. Il 28 giugno i militari gli hanno regalato una scomposta rivincita, mossa azzardata che giorno dopo giorno si è rivelata più complessa da amministrare.

Un bancario ticinese: se parlassimo, il governo Berlusconi cadrebbe in 24 ore


"Non c'è politico o esponente dell'economia italiana che non abbia un conto in Svizzera".
Il ruolo della piazza finanziaria nella creazione dell'impero economico di Silvio Berlusconi. Il silenzio di Berlusconi sullo scudo fiscale e la guerra tra Tremonti e il Premier.


LUGANO - Per gli italiani il Canton Ticino è una classica piazza Off-Shore. Tra i 15.000 impiegati nella piazza finanziaria c'è un certo timore: Giulio Tremonti vuole prosciugare le banche luganesi.
Le autorità italiane stimano in 600 miliardi circa i fondi non dichiarati al fisco depositati in Svizzera. Rico von Wyss, docente dell'Università di San Gallo, riferisce a 20min.ch dei dati della Banca Nazionale Svizzera. Dei 4012 miliardi di franchi amministrati in Svizzera, sono 300 quelli in Ticino. E di questi 300 miliardi 200 sarebbero appartenenti a clienti italiani.

Il Ticino, con Lugano, è considerata la terza piazza finanziaria elvetica. Nel settore bancario a fare la parte del leone è Zurigo che, con il 43% degli occupati sul totale, si piazza decisamente al primo posto in Svizzera. Ginevra segue con il 19% e, infine, Lugano, che con il suo 5% è considerata una partner Junior. Per la clientela italiana la piazza bancaria ticinese presenta molti vantaggi. Nelle sfere di influenza, il Ticino è ormai considerato appartenente alla zona metropolitana di Milano. "La vicinanza geografica viene apprezzata dai clienti italiani - spiega il professore - e non esistono barriere linguistiche con i consulenti bancari".

Ora la crisi economica e finanziaria acuisce il fabbisogno degli Stati di drenare denaro pubblico per rilanciare i consumi e l'economia. I grandi stati Europei hanno messo a punto amnistie fiscali per riportare a casa capitali non dichiarati in paesi esteri. Oggi il Blick mostra una sorta di cartina dei fondi neri. Sarebbero 193,4 i miliardi di franchi non dichiarati al fisco tedesco confluiti in Svizzera, mentre sono 185,2 quelli italiani. Una montagna di denaro.
Dopo il blitz di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate dell'altro ieri, con la perquisizione di 76 succursali di banche svizzere in Italia, il governo svizzero esprime la propria preoccupazione e convoca l'ambasciatore d'Italia a Berna.
La tensione aumenta, così come il sentimento di ostilità nei confronti delle politiche economiche italiane, considerate oltraggiose da una buona parte dei partiti svizzeri. Al Blick un ex direttore con anni di esperienza alle spalle presso una delle più grandi banche in Ticino ha dichiarato che se lui parlasse, il governo italiano cadrebbe in un giorno". "Non c'è nessun esponente del Governo, nessuno del mondo dell'economia italiana che non abbia un conto in Svizzera" ha raccontato l'ex direttore al Blick.
Il giornale svizzero tedesco parla del pericolo che il Premier Berlusconi correrebbe se si esponesse troppo sul tema dello scudo, aggiungendo che dopo le critiche durante il G20 di Londra, Berlusconi non si è più esposto sulla questione. Il Blick ricorda la misteriosa ascesa di Berlusconi e il ruolo decisivo della piazza finanziaria ticinese. "Grazie al silenzio degli avvocati e delle banche ticinesi - si legge sul Blick - non è ancora chiaro da dove sono arrivati i milioni che gli hanno permesso il sorgere del suo impero costruito attorno alla Fininvest".
Infine, sul giornale ci si chiede se questa politica intrisa di attacchi contro la Svizzera non potrebbe rivelarsi suicida contro il Governo di Berlusconi. "Negli occhi dei banchieri è in corso una guerra tra Berlusconi e il ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Quest'ultimo, a quanto sembra, vorrebbe candidarsi quale successore di Berlusconi".


Ticino Online

http://nuovalibertalia.blogspot.com/2009/10/un-bancario-ticinese-se-parlassimo-il.html

sabato 31 ottobre 2009

Eurostat, disoccupazione record Ue: "E' destinata a peggiorare"

Strauss-Kahn (Fmi): "Ancora un anno di perdite di posti di lavoro
Ci sono buone notizie ma la recessione non è finita e la ripresa sarà lenta"

BRUXELLES - Ancora in aumento la disoccupazione nei Paesi dell'area dell'euro: in settembre l'indice è salito al 9,7% contro il 9,6% di agosto e il 7,7% di un anno fa. Lo rende noto Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione europea, sottolineando che si tratta del livello più elevato dal gennaio 1999. Nell'Ue-27 il tasso è stato del 9,2% contro il 9,1% di agosto e il 7,1% di un anno fa. In questo caso di tratta del dato più alto dal gennaio 2000.

Secondo le stime Eurostat, in settembre i disoccupati nell'Ue erano 22.123.000, di cui 15.324.000 nella zona dell'euro. Si tratta di un incremento rispetto ad agosto di 286.000 unità, di cui 184.000 nell'eurozona. Rispetto al settembre 2008, l'incremento dei disoccupati è di 5.011.000, di cui 3.204.000 nell'eurozona.

Per la situazione occupazionale in Europa "è prevedibile un ulteriore deterioramento" e per questo occorre "un impegno politico costante a favore di politiche attive del mercato del lavoro", si legge nella bozza delle conclusioni del Consiglio europeo, in corso a Bruxelles. Per questo, prosegue il testo, "è necessario adottare misure che sostengano il mercato del lavoro e impediscano che i tassi di disoccupazione elevati diventino persistenti, così assicurando tassi di occupazione elevati e finanze pubbliche sostenibili a lungo termine".

Dati confermati anche da Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fondo monetario internazionale. "Abbiamo davanti a noi ancora 12 mesi di crescita della disoccupazione" ha detto intervenendo al Festival internazionale del lavoro a Rocca di Papa, vicino Roma. "Ci sono buone notizie ma la crisi non è finita. Dobbiamo iniziare a parlare di una strategia di uscita ma non è ancora il momento di implementarla", ha spiegato il direttore del Fmi. Secondo Strauss-Kahn l'attivazione di una "exit-strategy dovrà venire solo dopo che si è toccato un picco dell'aumento della disoccupazione".

"La ripresa sarà comunque lenta - ha aggiunto - e c'è il pericolo che ci sia una ripresa senza posti di lavoro. Non dobbiamo ancora eliminare le misure di sostegno all'economia" al fine di incentivare la ripresa. Secondo le stime del Fondo, "negli ultimi due anni hanno perso il posto di lavoro 15 milioni di persone e il numero è maggiore se si contano i part-time e coloro che non sono inclusi nelle statistiche".

mercoledì 28 ottobre 2009

VIVA LA RIVOLUZIONE! DIBATTITO E CENA RUSSA IL 7 NOVEMBRE

SABATO 7 NOVEMBRE DIBATTITO A CUNEO SULLA RIVOLUZIONE DEL 1917 E CENA RUSSA
(SOLO SU PRENOTAZIONE)
Alcuni compagni di Nichelino parteciperanno alla serata
Se vuoi unirti a noi scrivici entro MERCOLEDI
prcnichelino@libero.it o chiamaci 3351540185

Trenitalia ha torto riassuma De Angelis

Una sentenza dà ragione al macchinista che denunciò l'insicurezza dei treni

Checchino Antonini
Preoccupato ma sicuro di aver fatto il suo dovere di lavoratore e di delegato alla sicurezza. Dante De Angelis aveva ragione. Lo dice anche il tribunale di Roma che ieri ha annullato il suo licenziamento e ne ha disposto il reintegro in Trenitalia.
Fuori dal tribunale una piccola folla di suoi compagni, di sindacalisti, di cittadini. Anche viareggini vittime e familiari di vittime della strage del 29 giugno quando via Ponchielli è stata squassata dall'espolosione di due vagoni merci carichi di gas sui binari della stazione. Dante aveva manifestato più di una volta assieme a loro. E ieri un urlo di gioia ha accolto la buona notizia sotto il sole di Piazzale Clodio.
Dante De angelis aveva messo in guardia sulle condizioni dei convogli di Trenitalia rivelandone alle telecamere di Report, nel 2003, le fatiscenti condizioni di sicurezza.
Qualche anno dopo aveva preso parte alla vertenza dei macchinisti contro il pedale dell'"uomo morto": il macchinista è obbligato a viaggiare tenendo premuto costantemente il pedale di trazione/frenatura rilasciandolo a intervalli di 55 secondi. Un sistema obsoleto e vessatorio che le Fs avevano ripescato nel 2002 dal bagaglio ferroviario degli anni 30. Anche allora Dante fu cacciato e poi riassunto.
Infine, nel luglio dell'anno scorso, in cui due Eurostar si spezzarono in due nel giro di otto giorni, Dante fu accusato di «procurato allarme» e di «aver leso gravemente l'immagine dell'azienda» . Un atto che Giorgio Cremaschi della Fiom bollò di «fascismo aziendale».
Una reazione feroce, quella di Trenitalia, e disinvolta, secondo le accuse dell'Orsa, rispetto alle regole. De Angelis fu licenziato a ferragosto, un mese dopo le sue dichiarazioni sulla scarsa sicurezza degli Etr 500. Ezio Gallori, leader storico dei macchinisti dell'Orsa, è euforico: «E' una vittoria dei lavoratori, della sicurezza, dei cittadini. Moretti aveva torto, Dante ragione. E' stata scritta una bella pagina».
Un licenziamento che suonava come un'intimidazione per tutti i lavoratori ma Trenitalia ha sbagliato i conti. «Ancora una volta si conferma la validità dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori». Lo ricorda Cremaschi: «L'attività dei delegati alla sicurezza è tutelata dallo Statuto». «In Italia manca una banca dati pubblica per far conoscere il contesto e il dettaglio di ogni singolo infortunio - aveva avvertito De Angelis - e il lavoro di un delegato alla sicurezza è ostacolato dalle aziende: licenziare un lavoratore che informa gli altri lavoratori non costa nulla, specialmente in un'azienda grande come Trenitalia. Nel mio caso, se tra uno o tre anni la contestazione dell'Azienda si rivelasse priva di fondamento, io sarei riammesso, ma per coloro che hanno preso la decisione non ci sarebbero conseguenze. In definitiva il rapporto tra azienda e lavoratore è impari, nonostante il diritto al reintegro sancito dall'articolo 18».
«Le ferrovie vengono condannate per il loro atteggiamento antisindacale e il rapporto annuale sulla sicurezza conferma le condizioni di grave insicurezza», ricorda Roberta Fantozzi della segreteria nazionale di Rifondazione ringraziando Dante per la sua tenacia. I messaggi di solidarietà verso il ferroviere reintegrato piovono da ogni parte d'Italia e da molte voci della sinistra. Dal Lazio, il lavoratore autoferrotranviere, Ivano Peduzzi, capogruppo Prc alla Pisana, si rallegra per la restituzione del diritto di parola a tutti i lavoratori: «Adesso ci auguriamo che i sindacati concertativi tornino sulla strada maestra del rapporto diretto con i lavoratori per sostenerli soprattutto di frone a simili attacchi ai diritti». «Chi invece non ha fatto il suo mestiere e siede tuttora al suo posto è Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia. E' doveroso che i responsabili di questo atto illegittimo si dimettano», avverte Luciano Muhlbauer, consigliere regionale lombardo di Rifondazione.
La battaglia di Dante De Angelis è stata supportata da migliaia di persone che hanno firmato l'appello e partecipato alla campagna per il suo reintegro. E la battaglia di De Angelis è soprattutto quella per impedire che le indagini sugli incidenti sul lavoro si scarichino sull'ultimo anello della catena di produzione, sui lavoratori. «E anche quando si accertano delle responsabilità le ragioni vere dell'ncidente restano sepolte in qualche polveroso fascicolo nelle Asl o nelle procure che nessuno si preoccupa di analizzare», ha ripetuto spesso in questi mesi il ferroviere.
L'estate scorsa De Angelis ebbe a dire che, a volerlo cercare, un lato positivo nella vicenda è quello di aver contribuito a portare alla luce la crudeltà delle Ferrovie nei confronti di otto colleghi di Genova licenziati per essersi fatto timbrare il cartellino da un collega. In realtà, quei lavoratori accettarono alla fine del loro regolare turno di lavoro di fare uno straordinario per riparare un treno. Il tempo programmato per quella manutenzione era di due ore, ma gli otto lo hanno finito con un quarto d'ora in anticipo. Una colpa degna di essere punita con il licenziamento.

Liberazione
27/10/2009